Valenza probatoria del telegramma e della lettera raccomandata in mancanza dell’avviso di ricevimento

In materia di prova nel giudizio civile due sentenze della Cassazione Civile con riferimento al ricevimento della raccomandata

Cass. civ., Sez. III, 20/06/2011, n. 13488

2. Col primo motivo, la ricorrente lamenta violazione degli artt. 2729 e 1335 c.c., in rel. all’art. 360 c.p.c., n. 3 e chiede alla Corte “se, ai sensi della prima di tali disposizioni, la produzione in giudizio del telegramma o della lettera raccomandata con la relativa ricevuta di spedizione dell’ufficio postale, anche in mancanza dell’avviso di ricevimento, costituisca prova certa della spedizione e da essa consegua la presunzione, fondata sulle univoche e concludenti circostanze della spedizione e di arrivo dell’atto al destinatario e della sua conoscenza ai sensi dell’art. 1335 c.c. da parte dello stesso e, se a fronte di tale presunzione semplice, il destinatario possa limitarsi in giudizio ad affermare genericamente di non aver ricevuto l’atto o, invece, spetti al medesimo l’onere di dare la prova con qualsiasi mezzo di non avere avuto notizia dell’atto senza sua colpa”…

…Il primo motivo è fondato. La giurisprudenza di questa Corte ha già avuto modo di precisare che un telegramma (cosi come una lettera raccomandata), anche in mancanza di avviso di ricevimento, costituisce prova certa della spedizione, attestata dall’ufficio postale attraverso la relativa ricevuta, dalla quale consegue la presunzione, fondata sulle univoche e concludenti circostanze della spedizione anzidetta e dell’ordinaria regolarità del servizio postale e telegrafico, di arrivo al destinatario e di conoscenza dell’atto (v. Cass. 3^, 4.6.2007 n. 12954; 2^, 13.3.2006 n. 8649;
Lav. 16.1.2006 n. 758; 3^, 24.11.2004 n. 22133; 3^, 27.2.01 n. 10284, conf. N. 3908/92, 1265/99, 4140/99, 13959/00). Siffatta produzione, ovviamente, non da luogo ad una presunzione iuris et de iure di avvenuto ricevimento dell’atto, essendo sempre possibile la specifica confutazione della circostanza e la prova contraria. Nel caso di specie tale confutazione, per quanto ritenuta “inequivoca” dal giudice di merito, non risulta essere idonea, non essendo stati addotti elementi di prova al riguardo (quali la circostanza che il plico non contenga alcuna lettera o ne contenga una di contenuto diverso: Cass. n. 22133/04; assenza del destinatario dalla residenza o domicilio indicati nel telegramma all’epoca della convocazione (8649/06) o sollecitati accertamenti (presso gli uffici dell’amministrazione postale) atti a verificare l’assunta mancata ricezione. In altri termini, l’opponente dopo avere, nell’atto introduttivo, negato di avere ricevuto atti interruttivi, a seguito della produzione in giudizio, da parte dell’attrice, della copia del telegramma, non poteva limitarsi ad insistere sulla precedente generica negazione, ma aveva l’onere di confutare specificamente, nei termini sopra indicati, la concreta rilevanza probatoria dell’atto ex adverso prodotto, al fine di superare la presunzione da esso derivante. Non risultando che ciò sia avvenuto, la censura deve essere accolta….

Cass. civ., Sez. III, 04/06/2007, n. 12954

Costituisce, invero, principio del tutto pacifico nella giurisprudenza di questa Corte di legittimità (da ultimo: Cass., n. 8649/2006; Cass., n. 758/2006; Cass., n. 771/2004; Cass., n. 22133/2004; Cass., n. 10284/2001) che la produzione in giudizio della lettera raccomandata con la relativa ricevuta di spedizione dall’ufficio postale costituisce – anche in mancanza dell’avviso di ricevimento – prova certa della spedizione e che la presunzione che da essa consegue di arrivo dell’atto al destinatario e della sua conoscenza ex art. 1335 c.c. da parte dello stesso (fondata sulle univoche e concludenti circostanze della spedizione e dell’ordinaria regolarità del servizio) integra una presunzione semplice, superabile dal destinatario che dimostri, con qualsiasi mezzo, di non aver avuto notizia dell’atto senza sua colpa.
Orbene, nella specie, la dimostrazione contraria alla presunzione di avvenuto arrivo della raccomandata ai destinatari è stata basata dal giudice del merito su fatti ed argomenti ritenuti idonei allo scopo e, comunque, non illogici, valutati quali presunzioni semplici connotate dai requisiti della gravità, della precisione e della concordanza (art. 2729 c.c.), così dovendosi intendere l’inciso in motivazione “seppure nei limiti della non assoluta incontestabilità di tali elementi di prova”.

V. anche il post La prova del contenuto della raccomandata con ricevuta di ritorno grava su chi la invia

 

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