La cartella va motivata alla stregua di un atto impositivo, se è il primo atto del procedimento tributario

Suprema Corte di Cassazione, Sezione Terza Civile ,Sentenza n. 3707 del 25 febbraio 2016

“questa Corte di Cassazione con la sentenza S.U. n. 11722/10, già citata, ha espresso il principio di diritto per il quale “La cartella esattoriale che non segua uno specifico atto impositivo già notificato al contribuente, ma costituisca il primo ed unico atto con il quale l’ente impositore esercita la pretesa tributaria, deve essere motivata alla stregua di un atto propriamente impositivo, e contenere, quindi, gli elementi indispensabili per consentire al contribuente di effettuare il necessario controllo sulla correttezza dell’imposizione. Tale motivazione può essere assolta “per relationem” ad altro atto che costituisca il presupposto dell’imposizione, del quale, tuttavia, debbono comunque essere specificamente indicati gli estremi, anche relativi alla pubblicazione dello stesso su bollettini o albi ufficiali che eventualmente ne sia stata fatta a sensi di legge, affinché il contribuente ne abbia conoscenza o conoscibilità e l’atto richiamato, quando di esso il contribuente abbia già integrale e legale conoscenza per effetto di precedente notificazione o pubblicazione, non deve essere necessariamente allegato alla cartella – secondo una interpretazione non puramente formalistica della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 7, comma 1 (c.d. Statuto del contribuente) – sempre che in essa siano indicati nella cartella i relativi estremi di notificazione o di pubblicazione. (Fattispecie in tema di riscossione di contributi consortili ai sensi del R.D. 13 febbraio 1933, n. 215, art. 21)”

Il principio è stato espresso con riferimento al procedimento di riscossione coattiva seguito per le entrate di natura tributaria e ben si spiega qualora, come precisato anche nella massima, la cartella di pagamento “costituisca il primo ed unico atto con il quale l’ente impositore esercita la pretesa tributaria”. Pertanto, necessiterebbe di approfondimento la sua applicazione al diverso caso – come è quello di specie – di pretese creditorie non tributarie che trovano il loro fondamento in atti, quali la sentenza penale di condanna ed i provvedimenti di liquidazione dei compensi agli ausiliari del giudice, per cui sono previste forme di comunicazione ai destinatari idonee a renderli edotti dell’esistenza e dell’ammontare dei crediti dell’amministrazione.

Rispetto a questi ultimi,quindi, la cartella esattoriale, di regola, non è il primo atto col quale l’ente impositore porta a conoscenza la sua pretesa. Tuttavia, la questione resta estranea alla presente decisione perché la ricorrente non ha contestato, ma anzi ha presupposto, l’applicazione che di quel principio ha inteso fare il giudice di merito.

4.1.- Però, col ricorso si è evidenziato come, con la stessa sentenza a S.U., si sia affermato un altro fondamentale principio, per il quale “Il difetto di motivazione della cartella esattoriale, che faccia rinvio ad altro atto costituente il presupposto dell’imposizione senza indicarne i relativi estremi di notificazione o di pubblicazione, non può condurre alla dichiarazione di nullità, allorché la cartella sia stata impugnata dal contribuente il quale abbia dimostrato in tal modo di avere piena conoscenza dei presupposti dell’imposizione, per averli puntualmente contestati, ma abbia omesso di allegare e specificamente provare quale sia stato in concreto il pregiudizio che il vizio dell’atto abbia determinato al suo diritto di difesa”. Quest’ultimo principio è stato ribadito da Cass. n. 3516/12 ed è stato posto a fondamento di numerose altre decisioni di questa Corte Suprema (cfr., tra le altre, Cass. n. 2373/13 e n. 21177/14)”.

(cfr. anche, più di recente, Cass. 29 aprile 2016, n. 8555)

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