L’incompleta conoscenza dell’atto non esclude la decorrenza del termine per proporre opposizione ex art. 617 c.p.c.

Cassazione Civile, Sez. III, Sent. del 12-06-2018, n. 15193

In base al principio di generale sanatoria della nullità degli atti processuali che abbiano comunque raggiunto il loro scopo, la comunicazione, da parte della cancelleria, del provvedimento del giudice dell’esecuzione è idonea a determinare il decorso del termine per la proposizione dell’opposizione agli atti esecutivi di cui all’art. 617 cod. proc. civ. anche qualora sia avvenuta in non esatta ottemperanza al disposto del capoverso dell’art. 45 disp. att. cod. proc. civ. (come nel caso in cui essa abbia avuto ad oggetto il testo non integrale del provvedimento), purché abbia determinato in capo al destinatario la conoscenza di fatto della giuridica esistenza un provvedimento potenzialmente pregiudizievole. Pertanto, è onere del destinatario, nonostante l’incompletezza della comunicazione, attivarsi per prendere piena conoscenza dell’atto, senza che ciò impedisca il decorso del termine complessivo di venti giorni dalla comunicazione incompleta; ed incombe all’opponente dimostrare, se del caso, l’inidoneità in concreto della ricevuta comunicazione al fini dell’estrinsecazione, in detti termini, del suo diritto di difesa

D’altronde, è ormai consolidato nella giurisprudenza di questa Corte il principio della sufficienza, ai fini della decorrenza del termine previsto dall’art. 617 cod. proc. civ., della conoscenza anche solo di fatto dell’atto da opporre (ex plurimis: Cass. 31/10/2017, n. 25861; Cass. ord. 27/07/2017, n. 18723; Cass. 22/12/2015, n. 25743). Risulta così superata la più rigorosa precedente impostazione, che invece faceva leva sulla necessità della conoscenza legale dell’atto (da ultimo, v. Cass.m o16/04/2009, n. 9018, che escludeva la sufficienza della semplice conoscenza di fatto), già temperata però dal riconoscimento della sufficienza della conoscenza di un atto della sequenza procedimentale che presupponeva quello viziato (già Cass. 06/08/2001, n. 10841).

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