L’imposta di registro dell’ordinanza di assegnazione è a carico del debitore o del terzo

L’imposta di registrazione dell’ordinanza di assegnazione viene generalmente ricompresa nelle spese di esecuzione ed il suo rimborso deve essere richiesto al terzo pignorato.

Però, se l’ordinanza non addebita espressamente l’imposta al debitor debitoris, oppure se l’importo eccede, in tutto in parte, le somme pignorate, il debitore originario è tenuto a rifonderla al creditore.

Corte di Cassazione, ordinanza n. 3217/2022, pubblicata il 2 febbraio 2022

[omissis]

L’avvocato G.M., quale creditore di X S.p.a., promuoveva espropriazione presso il terzo Y S.p.a. e successivamente proponeva domanda di ripetizione dell’imposta di registro dell’ordinanza di assegnazione nei confronti di questa (quale terza pignorata).
La domanda venne accolta dal Giudice di Pace di Ariano Irpino in primo grado e confermata in appello dal Tribunale di Benevento.
Avverso la sentenza d’appello propone ricorso per cassazione, con atto affidato a tre motivi, Y S.p.a.
L’avvocato G.M. ha resistito con ricorso.
La causa è stata avviata alla trattazione secondo il rito di cui agli artt. 375 e 380 bis cod. proc. civ.
La proposta di manifesta fondatezza del ricorso è stata ritualmente comunicata.
Il controricorrente ha depositato memoria in ambito telematico. Il ricorso censura come segue la sentenza d’appello.
Il primo mezzo fa valere violazione e (o) falsa applicazione dell’art. 474 cod. proc. civ. Il secondo motivo propone censura di violazione e falsa applicazione degli artt. 57 d.P.R. n. 131 del 26/04/1986 e dell’art. 95 cod. proc. civ.
Il terzo, e ultimo, mezzo, denuncia violazione e (o) falsa applicazione dell’art. 95 cod. proc. civ. Il primo motivo di ricorso, avente ad oggetto l’abusiva duplicazione del titolo esecutivo trattandosi di importo ricompreso nelle spese di esecuzione liquidate in favore del creditore, è inammissibile poiché quando il giudice dell’esecuzione, all’esito di un procedimento di espropriazione forzata di crediti presso terzi, pronuncia ordinanza di assegnazione contenente l’espresso addebito all’esecutato — oltre che dei crediti posti in esecuzione e delle spese del processo — del costo di registrazione del provvedimento, il relativo importo deve essere annoverato tra le spese di esecuzione liquidate in favore del creditore e può essere preteso, in sede di escussione del terzo, nei limiti della capienza del credito assegnato, ai sensi dell’art. 95 cod. proc. civ.
A tanto consegue il difetto di interesse del creditore procedente ad ottenere un ulteriore titolo esecutivo contro l’originario debitore per la ripetizione delle spese di registrazione (fra le tante Cass. n. 15447 del 21/07/2020 Rv. 658506 – 01).
Nel caso in esame il giudice ha accertato che l’ordinanza di assegnazione non conteneva l’espresso addebito all’esecutato del costo di registrazione del provvedimento e tale statuizione non risulta impugnata per cui il motivo difetta di decisività.
Il secondo e il terzo motivo possono essere trattati congiuntamente in quanto strettamente connessi in quanto imperniati sulle norme relative all’imposta di registro e sul riparto delle spese nel processo esecutivo.
I motivi sono fondati: in mancanza di espresso addebito all’esecutato del costo di registrazione, tale importo fa capo al debitore originario, tenuto a rifondere il creditore della spesa, e non al terzo pignorato, in base all’art. 95 cod. proc. civ.; qualora per l’incapienza del credito assegnato l’importo dovuto per l’imposta di registro non possa essere effettivamente recuperato, in tutto o in parte, nei confronti del debitore del debitore (cd. debitor debitoris), questo fa capo per la differenza sussistente sin dall’inizio al debitore originario, tenuto a rifondere il creditore di tutte le spese occorrenti per l’espropriazione forzata (Cass. n. 10420 del 03/06/2020 Rv. 657992 – 01).
La sentenza impugnata non si è attenuta a detto principio e deve, pertanto, essere cassata.
Non risultando necessari ulteriori accertamenti di merito la causa può essere decisa con rigetto della domanda proposta dall’avvocato G.M..
L’accoglimento del ricorso con cassazione della sentenza impugnata senza rinvio, e decisione nel merito, comporta la necessità di procedere a diversa regolazione delle spese di lite.
Esse seguono la soccombenza dell’avvocato G.M. in tutte e tre le fasi del giudizio e sono liquidate come da dispositivo, con riferimento alle spese liquidate dai giudici di merito e per questa fase di legittimità tenuto conto del valore della controversia e dell’attività processuale espletata.
L’impugnazione è stata accolta e non può esservi luogo, pertanto, alla statuizione di sussistenza dei requisiti processuali per il cd. raddoppio del contributo unificato (Sez. U n. 04315 del 20/02/2020).
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il primo motivo di ricorso; accoglie il secondo e il terzo motivo; cassa la sentenza impugnata e decidendo nel merito rigetta la domanda proposta; condanna l’avvocato M.G. alle spese delle fasi di merito come liquidate dal Giudice di Pace in euro 350,00, oltre euro 50,00 per spese, oltre spese generali e dal Tribunale in euro 400,00 oltre rimborso forfetario e oneri di legge e per questa fase di legittimità in euro 400,00, oltre euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso
forfetario al 15%, oltre CA e IVA per legge.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Corte di Cassazione, sezione VI civile 3, in data 14 dicembre 2020.
Il presidente Enrico Scoditti

Corte di Cassazione, ordinanza n. 3217/2022, pubblicata il 2 febbraio 2022

Cfr. anche: Cass. Civ., Ordinanza 10420 del 03/06/2020; “In materia di pignoramento presso terzi, il creditore che abbia ottenuto, nell’ambito della liquidazione delle spese processuali disposta dal giudice dell’esecuzione, l’assegnazione anche delle somme occorrenti per la registrazione dell’ordinanza medesima, è carente di interesse ad ottenere per tale importo un ulteriore titolo esecutivo da far valere contro il suo originario debitore, qualora il debito del terzo pignorato risulti capiente. In tal caso, infatti, egli con l’ordinanza di assegnazione ha già conseguito la piena soddisfazione nei confronti del proprio debitore. Viceversa, qualora l’importo dovuto per l’imposta di registro non potesse essere effettivamente recuperato, in tutto o in parte, nei confronti del debitor debitoris, per la differenza farebbe capo ab origine al debitore originario, tenuto a rifondere il creditore di tutte le spese occorrenti per l’espropriazione forzata.”

[aggiornamento]

V. anche Cass. Civile, Sez. 6, Ord. n. 7231 del 04/03/2022:

questa Corte ha chiarito, al riguardo e in fattispecie sovrapponibili (Cass., 20/11/2018 n. 29855, Cass., 20/02/2019, n. 4964, Cass., 03/06/2020, n. 10420, Cass., 27/07/2020, n. 15447), che:
a) laddove il giudice dell’esecuzione, all’esito di un procedimento esecutivo di espropriazione di crediti presso terzi, pronunci ordinanza di assegnazione contenente l’espresso ovvero univoco addebito al
debitore esecutato (oltre che dei crediti posti in esecuzione nonché delle spese di precetto ed esecuzione, e in aggiunta a queste ultime) delle spese di registrazione dell’ordinanza stessa, il relativo importo
deve ritenersi correttamente ricompreso nelle spese di esecuzione liquidate in favore del creditore stesso ai sensi e nei limiti dell’art. 95 cod. proc. civ., sicché esso può essere preteso dal creditore in sede di
escussione del terzo, nei limiti della capienza del credito assegnato; di conseguenza, sussiste difetto di interesse del creditore procedente a ottenere un ulteriore titolo esecutivo da far valere contro il suo
originario debitore per le indicate spese di registrazione, avendo egli già conseguito la piena soddisfazione nei confronti di quest’ultimo, in sede esecutiva;
b) qualora, invece, l’importo dovuto per l’imposta di registro non possa essere così recuperato, con la descritta ricomprensione di addebito, esplicita o comunque univoca, riferibile all’ordinanza di assegnazione (che si sta supponendo in entrambi i casi non opposta), questo potrebbe fare residualmente capo, quando non ottenuto altrimenti, al debitore originario, tenuto, per principio generale, a rifondere il creditore delle spese occorrenti per l’espropriazione forzata;