Il giudice non deve necessariamente attendere “almeno un’ora dall’apertura dell’udienza” per poter provvedere. Non esiste un principio generale in tal senso.
Cass. Civ., Sez. II Civ., Sent. n. 18048 del 19.10.2012
La Corte Capitolina ha revocato la declaratoria di improcedibilità dell’appello, pronunciata. dal Consigliere istruttore all’udienza di rinvio, fissata ex art. 348 C.p.C., per il 26 giugno 2003.
L’orario di inizio previsto per detta udienza era le 9,30.
Alle Ore 9,55, ancora assente l’appellante, il Consigliere istruttore dichiarava l’improcedibilità dell’appello e sottoscriveva il relativo verbale.
Alle ore 10,20 sopraggiungeva il difensore dell’appellante e chiedeva la revoca del provvedimento.
Il Consigliere istruttore fissava altra udienza per la discussione di tale istanza.
In esito ad essa la Corte rimetteva le parti a udienza di precisazione delle Conclusioni.
I giudici di secondo grado hanno revocato in Sentenza il provvedimento del Consigliere istruttore, facendo applicazione dell’insegnamento estratto da Cass. 10870/99, in forza del quale: “L‘art. 59 disp. att. Cod. Proc. Civ., secondo cui la dichiarazione di Contumacia della parte non Costituita “quando è decorsa almeno un’ora dell’apertura dell’udienza” esprime un principio di portata generale nel senso che la durata di ogni udienza, intesa come collocazione temporale dell‘esplicazione dell’attività processuale, non può essere inferiore ad un’ora; conseguentemente tutte le attività poste in essere dal giudice e delle parti in tale arco di tempo devono considerarsi temporalmente e funzionalmente riferibili all’udienza”.
Hanno pertanto ritenuto che fosse stata legittima la riapertura del verbale di udienza e la fissazione di un’udienza di comparizione delle parti e consentito lo svolgersi della trattazione dell’appello, in quanto non era trascorsa un’ora dall’inizio dell’udienza quando il difensore dell’appellante era sopraggiunto.
Il ricorso Censura questa decisione, denunciando la violazione dell’art. 348 c.p.c. con riferimento all‘art. 59 disp. att. e violazione e falsa applicazione dell’art. 178, c. 4 C.p.c.
Il collegio ritiene ii ricorso fondato, non condividendo la tesi di Cass. 10870/99, secondo la quale l’art. 59 disp. att. cod. proc. Civ. esprimerebbe un principio di Carattere generale.
Riesce, in primo luogo, difficile comprendere come da una disposizione dettata specificamente per il procedimento davanti al giudice di pace, sia possibile ricavare un principio di carattere generale: a) valevole per tutte le udienze di trattazione; b)valevole anche per i giudizi davanti al Tribunale.
Da un punto di vista logico, invece, la limitazione di cui ali’art. 59 disp. att. cod. proc. Civ., proprio perché espressamente prevista con riferimento ad uno specifico tipo di procedimento, porta a contrario a concludere per la inapplicabilità agli altri provvedimenti adottati in udienza.Sempre sotto il profilo logico, se il legislatore avesse inteso attribuire portata generale alla limitazione in questione, l’avrebbe inserita nell’art. 83 disp. att. Cod. proc. Civ., che disciplina la trattazione delle cause.
Ma, soprattutto, va considerato che l’art. 59 disp. att. Cod. proc. Civ. trova la sua specifica ratio nel disposto dell’art. 171, secondo Comma, Cod. proc. Civ. (applicabile al giudizio davanti al giudice di pace in virtù del rinvio di cui all’art. 320 Cod. proc. Civ.), il quale prevede che il convenute, se l’attore si e costituite tempestivamente, può costituirsi fino alla prima udienza.In sostanza, il legislatore ha indirettamente limitato il diritto del convenuto di costituirsi in qualunque momento fino al termine della prima udienza (con correlativo onere per il difensore dell’attore di attendere la Conclusione di tale udienza), ma, d’altro canto, gli ha garantito la possibilità di costituirsi entro un’ora dall’inizio dell’udienza.
Se tale è la ratio dell’art. 59 disp. att. Cmd. pïoc. evidente che trova conferma il fatto che dalla disposizione in questione non è un desumibile un principio valido per tutte le udienze istruttrie, nel senso del diritto della parte di poter comparire entro sessanta minuti dall’orario fissato, fidando sulla impossibilità di trattazione all’ora stabilita e di relativa chiusura dei verbale.
Corrisponde a criteri di buon governo dell’udienza evitare la chiusura del verbale, in assenza di una delle parti, nei primissimi minuti dell’udienza stessa, onde consentire il superamento di piccoli disguidi e prevenire disagi nell’ordine di trattazione.
Opportuni differimenti possono essere adottati quando vi sia notoriamente, o sia stato segnalato alla Cancelleria, o dal difensore presente, una causa che possa giustificare il ritardo di una delle parti.
Non è però rinvenibile nell’ordinamento la regola dell’obbligo di attendere un’ora per la chiusura del verbale di trattazione dell’udienza di appello fissata ex art. 348 C.p.c..
Nella Specie il provvedimento del consigliere istruttore era stato reso 25 minuti dopo l’inizio dell’udienza, senza che constassero particolari giustificazioni per ulteriore attesa.
L’appellante giunse ben 55 minuti dopo l’inizio dell’udienza.
Non v’era quindi presupposto alcuno per revocare la declaratoria di improcedibilità.
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