Cassazione, Sez. III, 21 settembre 2010, n. 19986
“In tema di notificazione alle persone giuridiche (siano esse società di capitali o di persone), se la notificazione non può essere eseguita con le modalità di cui all’art. 145, primo comma, c.p.c. – ossia mediante consegna di copia dell’atto al rappresentante o alla persona incaricata di ricevere le notificazioni o, in mancanza, ad altra persona addetta alla sede stessa – e nell’atto è indicata la persona fisica che rappresenta l’ente, si osservano, in applicazione del terzo comma del medesimo art. 145, le disposizioni degli artt. 138, 139 e 141 c.p.c.; se neppure l’adozione di tali modalità consente di pervenire alla notificazione, si procede con le formalità dell’art. 140 c.p.c. (nei confronti del legale rappresentante, se indicato nell’atto e purché abbia un indirizzo diverso da quello della sede dell’ente; oppure, nel caso in cui la persona fisica non sia indicata nell’atto da notificare, direttamente nei confronti della società); ove neppure ricorrano i presupposti per l’applicazione di tale norma e nell’atto sia indicata la persona fisica che rappresenta l’ente (la quale tuttavia risulti di residenza, dimora e domicilio sconosciuti), la notificazione è eseguibile, nei confronti di detto legale rappresentante, ricorrendo, in via residuale, alle formalità dettate dall’art. 143 c.p.c. (da ultimo Cass. 21.4.2009 n. 9447; v. anche S.U. 4.6.2002 n. 8091).
… l’odierno ricorrente ha provveduto ad eseguire la notificazione ai sensi dell’art. 143 c.p.c., il cui carattere residuale è riconosciuto dalla consolidata giurisprudenza di questa Corte, senza prima tentare la notificazione secondo le formalità di cui all’art. 140 c.p.c., a nulla rilevando sotto questo aspetto l’indicazione di “sconosciuto” con riferimento alla sede della società ed alla residenza del legale rappresentante, contenuta nella relata di notificazione dell’ufficiale giudiziario, posto che, risultando sede della società e residenza del legale rappresentante puntualmente indicati rispettivamente, nel registro delle imprese e negli atti anagrafici – come emerge dalla illustrazione del ricorso – la notificazione sarebbe dovuta avvenire, appunto secondo le formalità di cui all’art. 140 c.p.c. nei confronti del legale rappresentante, se indicato nell’atto, – posto che la stessa risiedeva ad un indirizzo diverso da quello della sede dell’ente – oppure, nel caso in cui la persona fisica del legale rappresentante non fosse stata indicata nell’atto da notificare, direttamente nei confronti della società, e non ricorrendo tout-court alla notificazione ai sensi dell’art. 143 c.p.c..
In tema di notificazione agli irreperibili, può, infatti, procedersi alla notifica ex art. 143 c.p.c. solo quando, sul piano soggettivo, l’ignoranza di chi la chiede all’ufficiale giudiziario circa la residenza, la dimora o il domicilio del destinatario dell’atto sia incolpevole e, sul piano oggettivo, se siano provate le indagini compiute da chi ha domandato la notificazione, non fondate solo sulle risultanze anagrafiche, ma estese ad accertamenti ed informazioni sul reale avvenuto trasferimento di detto destinatario in luogo sconosciuto ovvero su quale sia questo, dopo l’inutile tentativo dell’ufficiale giudiziario di eseguire la notifica all’indirizzo indicato (v. anche Cass. 23.6.2009 n. 14618; Cass. 27.3.2008 n. 7964; Cass. 31.7.2006 n. 17453).
